Nucleare e rinnovabili: perché l’integrazione resta una sfida

Nucleare e rinnovabili: perché l’integrazione resta una sfida

L'approvazione del DDL 2669 sul nucleare ha riacceso il dibattito sul possibile ritorno dell'energia atomica in Italia. Al centro della discussione vi sono le dichiarazioni del premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi e del professor Giuseppe Zollino dell'Università di Padova, che rappresentano due visioni differenti sul ruolo che il nucleare potrebbe avere nella transizione energetica del Paese.

Secondo Parisi, le tecnologie nucleari di nuova generazione, come gli Small Modular Reactor (SMR) e gli Advanced Modular Reactor (AMR), non sarebbero in grado di garantire una produzione significativa prima di almeno vent'anni. Nel frattempo, la continua crescita di fotovoltaico, eolico e sistemi di accumulo potrebbe ridurre sensibilmente la necessità di nuova produzione nucleare, rendendo più difficile ammortizzare gli elevati investimenti richiesti da questa tecnologia.

Diversa la posizione del professor Zollino, che attraverso specifici modelli energetici sostiene come l'integrazione tra nucleare e rinnovabili possa abbassare il costo complessivo del sistema elettrico rispetto a scenari basati esclusivamente sulle fonti rinnovabili. Le sue simulazioni mostrano infatti una riduzione del costo medio dell'energia all'aumentare della quota di nucleare nel mix energetico nazionale.

I critici di questa impostazione non contestano i risultati matematici dei modelli utilizzati, ma mettono in discussione le ipotesi di partenza. In particolare, ritengono troppo ottimistiche le stime relative ai costi di costruzione e ai tempi di realizzazione dei nuovi impianti nucleari.

L'esperienza degli ultimi grandi progetti realizzati in Europa e negli Stati Uniti mostra infatti una realtà molto diversa. Centrali come Olkiluoto in Finlandia, Flamanville in Francia, Vogtle negli Stati Uniti e Hinkley Point C nel Regno Unito hanno accumulato ritardi anche superiori ai dieci anni e costi finali ben oltre le previsioni iniziali. In molti casi, tra la fase di pianificazione e l'entrata in esercizio sono trascorsi oltre vent'anni.

Alla luce di questi precedenti, appare difficile immaginare che l'Italia possa costruire entro il 2040 un numero sufficiente di reattori per coprire una quota significativa della domanda elettrica nazionale. Per raggiungere gli obiettivi indicati dal Governo sarebbe infatti necessario completare diversi reattori in tempi più rapidi rispetto a quanto stanno facendo Paesi con una lunga tradizione nucleare come la Francia.

Un altro elemento evidenziato nel dibattito riguarda la rapida evoluzione delle tecnologie di accumulo. Negli ultimi anni il costo delle batterie è diminuito più velocemente delle previsioni, mentre nuove soluzioni tecnologiche promettono ulteriori miglioramenti in termini di durata, efficienza e sostenibilità economica. Questo trend potrebbe rafforzare ulteriormente la competitività delle fonti rinnovabili e ridurre il bisogno di una produzione nucleare di base.

Anche sul piano europeo emergono scenari alternativi. Alcuni studi indicano che una rete elettrica fortemente interconnessa, supportata da sistemi di accumulo e da una maggiore integrazione tra i diversi Paesi, potrebbe garantire la sicurezza energetica e la decarbonizzazione senza la necessità di costruire nuova capacità nucleare.

Infine, pur essendo tecnicamente possibile modulare la produzione dei reattori per adattarla alla variabilità di eolico e fotovoltaico, questa flessibilità comporterebbe un aumento dei costi dell'energia prodotta. Poiché il nucleare richiede investimenti iniziali molto elevati, la sua convenienza economica dipende dalla capacità di operare per lunghi periodi a pieno regime.

Il confronto tra sostenitori e critici del nucleare rimane quindi aperto. La questione centrale non riguarda soltanto la fattibilità tecnica della tecnologia, ma soprattutto la sua sostenibilità economica e la capacità di contribuire concretamente agli obiettivi di decarbonizzazione nei tempi richiesti dalla transizione energetica.

Per maggiori approfondimenti: QualEnergia https://www.qualenergia.it/articoli/ecco-perche-nucleare-non-si-integra-con-rinnovabili/

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