Rinnovabili: l’Italia punta a ridurre la dipendenza energetica dall’estero, ma oltre 4.000 impianti restano fermi

Rinnovabili: l’Italia punta a ridurre la dipendenza energetica dall’estero, ma oltre 4.000 impianti restano fermi

Il rialzo dei prezzi del gas, alimentato dalle tensioni in Medio Oriente, riporta al centro una fragilità strutturale dell’Italia: la forte dipendenza energetica dall’estero. Dalle ripercussioni della guerra in Ucraina fino agli attacchi che coinvolgono l’Iran, ogni crisi internazionale si traduce in rincari immediati per energia e bollette, con conseguenze concrete su famiglie e imprese. L’unica via per ridurre questa esposizione è aumentare la produzione interna, soprattutto attraverso le fonti rinnovabili. Eppure, proprio qui emerge un evidente paradosso: i progetti esistono, ma faticano a concretizzarsi. Oltre quattromila impianti restano bloccati nei complessi iter autorizzativi, tra veti locali, contrasti istituzionali e opposizioni territoriali. Nel frattempo, invece di ridursi, il numero delle pratiche in attesa continua a crescere.

I dati chiariscono l’ampiezza del fenomeno. Secondo le analisi della società Elemens, in Italia sono in fase di autorizzazione circa 147 gigawatt di nuova capacità rinnovabile: 90 legati al fotovoltaico (circa 3.000 progetti) e 57 all’eolico (1.200 progetti). Per il solare, circa 23 gigawatt hanno già superato la Valutazione di impatto ambientale e attendono l’Autorizzazione unica. Tuttavia, il ritmo di approvazione resta limitato: si aggira intorno ai 10 gigawatt l’anno.

Il problema è che, nello stesso periodo, le nuove richieste superano spesso le autorizzazioni, oscillando tra i 10 e i 30 gigawatt annui. In pratica, il sistema accumula progetti più velocemente di quanto riesca a smaltirli. La situazione è ancora più critica per l’eolico: solo una parte ridotta degli impianti è in fase avanzata e il ritmo delle autorizzazioni è molto più lento, poco superiore a 1 gigawatt l’anno, a fronte di richieste che arrivano fino a 9-10 gigawatt.

Alla base di questi ritardi c’è un sistema autorizzativo complesso e frammentato. Il percorso prevede diversi passaggi, a partire dalla Valutazione di impatto ambientale, che coinvolge più enti e serve a verificare la sostenibilità dei progetti sul territorio. Successivamente è necessaria l’Autorizzazione unica, che dovrebbe riunire tutti gli altri via libera. Tuttavia, ciò che sulla carta appare lineare si rivela nella pratica articolato e spesso lento.

Un nodo cruciale riguarda i rapporti tra Stato e Regioni. Dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, molte competenze sulle infrastrutture energetiche sono passate a livello regionale, rendendo più difficile un coordinamento centralizzato, anche per opere strategiche. Le Regioni hanno quindi un ruolo decisivo nelle autorizzazioni e possono rallentare o bloccare i progetti. Un caso emblematico è quello della Sardegna, dove la giunta guidata da Alessandra Todde ha adottato un approccio particolarmente restrittivo, arrivando a scontrarsi con il governo nazionale.

Per approfondimenti: Open https://www.open.online/2026/04/27/autorizzazioni-rinnovabili-italia-blocco-burocrazia/ 

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